Sono sarda e la mia isola me la porto sulla pelle, inevitabilmente e ovunque io vada. A 13 anni sono arrivata a Roma sola soletta, con la benedizione e la fiducia dei miei genitori, per frequentare l'Accademia Nazionale di Danza...un'esperienza forte, fortissima...sotto ogni punto di vista. Ho preso tutti i diplomi "stabiliti", ho compiuto 18 anni negli Stati Uniti e al mio ritorno io sono diventata una nuova io. Ho cominciato a danzare nella compagnia dei miei sogni e altre cento esperienze danzerecce. Il mio cuore si è innamorato di un ragazzo che si è fatto uomo. La sua voce mi raschia l'anima, sempre. Viviamo a Roma, insieme. Un giorno ho deciso di prendermi una laurea al Dams e ce l'ho fatta. Insegno danza, creo e danzo. Sono una coreografa...si...lo sono! Da poco ho superato la paura di volare e mi sento fortissima. Ascolto solo la musica che potrei danzare. Adoro leggere romanzi. Faccio soltanto ciò che credo debba essere fatto. Senza la mia famiglia non sarei nulla. I'm jersey girl.
Che dire???...questo libro è una fonte inesauribile di spunti...
E' incredibile come i bambini si adattino alle superfici disponibili, usando marciapiedi, gradini e tombini. E come sappiano valersi di un mondo butterato per effettuare una delicata inversione, inventando qualcosa di armonioso e intelligente e governato da regole, per poi passare il resto della vita cercando di ripetere il processo.
Ogni mercoledì mattina insegno danza a delle meravigliose "ragazze" (sono donne ben adulte in realtà!) disabili. (E' un lavoro stupendo).
Dovremmo essere due insegnanti a seguire il gruppo, ma, diciamo che l'altra non è molto presente...non c'è quasi mai. Ma non fa nulla. A me piace moltissimo stare con loro.
Scrivo perchè oggi è successo un fatto che mi ha reso felice.
Sì, felice.
Per la prima volta da quando seguo il corso, sono arrivata in ritardo di dieci minuti. Quindi quando sono entrata in palestra, l'altra insegnante era già al lavoro con le ragazze (...evento, direi, straordinario eh!). Appena ho aperto la porta della palestra, (e non della sala dove stavano facendo lezione), ho notato che una delle allieve mi aveva visto entrare da lontano ed è qui che è successo il tutto...
le ragazze hanno letteralmente abbandonato la sala per venirmi incontro, abbracciarmi e dirmi che erano felici che fossi arrivata.
L'altra insegnante è rimasta sola in sala.
A dirla tutta, mi è dispiaciuto per lei; ma quando ho visto tutte le ragazze corrermi incontro solo per il mio piccolo ritardo, il mio cuore si è riempito di gioia.
Felici perchè sono arrivata io. Mi sono sentita preziosa ed importante e non mi aspettavo questa reazione.